IL PRIMO BREVETTO PER UNA NUOVA FORMA DI VITA

75 anni fa nasceva Ananda Chakrabarty, microbiologo che ha brevettato un batterio capace di digerire il petrolio

  • Il primo brevetto per una nuova forma di vita
  • Gli anni Settanta erano appena cominciati, e il giovane microbiologo Ananda Chakrabarty, a Schenectady (New York), lavorava presso i laboratori della General Electric, nella sezione ricerca e sviluppo. In America Chakrabarty c’era arrivato dopo gli studi all’Università di Calcutta, in India, dove era nato il 4 aprile 1938. Aveva prima trascorso qualche anno all’Università dell’Illinois e poi era approdato alla multinazionale, dove avrebbe dovuto occuparsi di inquinamento ambientale.


Per affrontare il problema Chakrabarty pensò, da buon microbiologo, di sfruttare le capacità di alcuni microrganismi in grado di metabolizzare, per esempio, petrolio e convertirlo in sostanze non tossiche. Il merito delle straordinarie potenzialità di questi microrganismi del genere Pseudomonas risiedeva negli enzimi codificati da geni contenuti all’interno di plasmidi, piccole porzioni di materiale genetico. Ma quelli esistenti in natura non erano così efficaci come Chakrabarty avrebbe voluto, così il ricercatore si mise al lavoro per potenziarne le caratteristiche di biorimediazione.

Un’idea per farlo, pensò, poteva essere quella di combinare insieme più plasmidi con simili funzioni in un unico, nuovo organismo, modificato geneticamente. Da quell’intuizione avrebbe preso vita una nuova forma di Pseudomonas, un microrganismo più bravo a mangiare petrolio rispetto ai batteri di partenza.

Oltre a rendere molto famoso il suo inventore, il nuovo batterio fu anche al centro di un importante e storico caso (Diamond v. Chakrabarty), per il riconoscimento del lavoro del microbiologo indiano in quanto invenzione brevettabile. La questione infatti era alquanto complicata, essendo il batterio un organismo vivente, sebbene modificato dall’uomo, e fino ad allora non era stata affrontata in modo chiaro dall’ufficio brevetti.

Il percorso per il riconoscimento della paternità dell’invenzione fu lungo e travagliato, ma il verdetto alla fine fu a favore di Chakrabarty, quando la Corte suprema Usa riconobbe che la distinzione tra ciò che poteva e non poteva essere brevettato non era basata sulla natura animata o meno di quanto in oggetto ma dal fatto che questo esistesse in natura o fosse stato creato ex novo (ma il quadro di ciò che è o meno brevettabile nel ramo delle biotecnologie è piuttosto complicato anche in Europa).

Quanto fatto da Chakrabarty poteva quindi considerarsi a tutti gli effetti il “prodotto della ricerca e dell’ingegno umano”, come venne stabilito dalle autorità statunitensi. A quasi dieci anni dalla richiesta, il ricercatore indiano ottenne il suo brevetto, il primo su un batterio modificato.

(fonte:www.Wired.it)

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