Clonazione, dal Giappone ecco il topo riprodotto per 26 generazioni

Lo scienziato Wakayama lavora con le staminali embrionali: «Tutti gli animali erano sani e sono diventati adulti»

Un topo «copiato», identico all’esemplare originale, per 26 volte. È la clonazione ripetuta in serie, a partire dall’ultimo animale riprodotto, dall’equipe giapponese di Teruhiko Wakayama, del Centro Riken per la biologia dello sviluppo.

La copertina di Cell Stem Cell di marzo:  i quattro topi più in basso sono di 24esima generazione, i quattro più in alto di 25esimaLa copertina di Cell Stem Cell di marzo: i quattro topi più in basso sono di 24esima generazione, i quattro più in alto di 25esima

598 ESEMPLARI UGUALI – Per questa sperimentazione, avviata sette anni fa, sono nati, in totale, 598 topi uguali tra loro, come indica lo studio pubblicato su Cell Stem Cell di marzo. Si tratta del primo esperimento di questo genere. La tecnica di base utilizzata è il transfer nucleare delle cellule somatiche: consiste nell’introdurre in un ovocita enucleato della stessa specie materiale genetico prelevato dall’esemplare da clonare, e impiantarlo nell’utero di una femmina. L’operazione in questo caso è stata poi ripetuta a catena, sempre a partire dall’ultimo clone. Questo tipo di esperimenti viene avviato nell’ottica della rigenerazione di organi o tessuti per i trapianti.

LE STAMINALI EMBRIONALI – «Usiamo il topo come sistema modello per studiare la clonazione sotto una gamma di condizioni sperimentali con lo scopo di raggiungere miglioramenti nella procedura – spiega Wakayama – Otteniamo così una migliore comprensione dei meccanismi di programmazione e analizziamo la proprietà delle cellule staminali embrionali derivate attraverso il transfer nucleare somatico».

«TUTTI I TOPI SONO SANI» – Le copie ottenute – spiegano i ricercatori risultano praticamente identiche: l’ultimo topo creato conserva le stesse caratteristiche biologiche del primo, vivono lo stesso tempo e conservano normali capacità riproduttive. Secondo lo studio, tutti i topi sono nati sani e hanno raggiunto l’età adulta: sulla copertina della rivista (clicca sull’immagine in alto per ingrandire) si vedono otto di questi 598 topi: i quattro più in basso sono di 24esima generazione, i quattro più in alto sono «giovani» della 25esima. Su tutti gli animali sono state osservate solo piccole anomalie come la placenta più grande, piccole differenze che non influiscono sulla vita degli animali.

Wakayama e uno dei topi clonati nel 1998 (Ap)Wakayama e uno dei topi clonati nel 1998 (Ap)

ANIMALI PRODUTTIVI – Secondo Wakayama, «applicando i risultati da noi ottenuti, è possibile la riproduzione di massa di animali anche dopo la morte dell’individuo d’origine. Abbiamo aumentato il numero possibile di riproduzioni consecutive». Un metodo che potrebbe essere utile anche a clonare su vasta scala, per esempio, una mucca molto produttiva o un animale da macello con una particolare carne. Wakayama applica la «tecnica di Honolulu», dagli esperimenti realizzati alle Hawaii nel 1998 e pubblicati su Nature: quando da un unico topo vennero sviluppati 50 esemplari identici, e proprio l’allora giovane Wakayama riusci a creare tre generazioni dall’animale. I risultati di allora, con molto ottimismo, vennero letti nella direzione della possibilità di clonare l’uomo «entro cinque anni». A quegli esperimenti parteciparono anche scienziati italiani del Dipartimento di biologia animale dell’Università di Pavia.

(Fonte:Corriere.it)

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